"Un locale che rifiuta l'etichetta e proprio per questo ne crea una nuova. Lo Spritz NoName meriterebbe da solo il viaggio."
Ogni nome è una promessa. La nostra è di non averne — o, meglio, di lasciare che siano le serate, i bicchieri e la luce di certe sere d'estate a darcene uno, ogni volta diverso.
A Diano Marina, tra le palme del lungomare e i vicoli che salgono verso il centro storico, c'è un locale che ha aperto senza fanfare, senza taglio del nastro, senza un nome sulla vetrina.
I proprietari — due fratelli liguri di lungo corso nella ristorazione — decisero che bastava la qualità di quello che stava dentro: il caffè, la focaccia, i drink. Il nome sarebbe arrivato. O forse no.
Da quel no name mormorato dai primi clienti — "il bar senza nome" — è nato tutto. Il logo. L'identità. Il modo di stare al mondo.
Un cocktail si beve in venti minuti, ma si prepara in otto. Non siamo veloci. Siamo precisi. La pausa è parte del rito.
Niente fiamme, niente coreografie. Il bartender è un artigiano, non un performer. Il vero spettacolo è quello che hai nel bicchiere.
Il locale non ne ha. I clienti diventano noti per il loro drink preferito. Lo Spritz NoName è — letteralmente — l'unica firma che lasciamo.
Una vetrina nera, il logo dipinto a mano, e una macchina del caffè della Cuccola di seconda mano. Tre tavoli, due sgabelli, una promessa: fare bene.
Arriva un nuovo banco, una piccola cantina e la prima carta dei cocktail. Nasce lo Spritz NoName: basanotto, vermentino, basilico. Il drink che ci ha dato un'identità senza darci un nome.
Apriamo la cucina: trofie al pesto, fritto di calamari, focaccia di Recco. Il forno a legna comincia a lavorare anche di sera. Le piadine diventano leggenda di quartiere.
Una serata di marzo, bitter all'amarena e vermouth al fiore di sakura. Un esperimento che entra in carta e ci resta. È così che funziona, qui: prima si prova, poi si scrive.
Siamo ancora qui. Stesso banco, stesso silenzio quando entra qualcuno, stesso "buongiorno" al primo caffè delle undici. Nessun nome — ma una storia, finalmente.
"Un locale che rifiuta l'etichetta e proprio per questo ne crea una nuova. Lo Spritz NoName meriterebbe da solo il viaggio."
"A Diano Marina si beve di nuovo come una volta — con calma, con buoni ingredienti, e con la luce giusta."
"Il bar senza nome che tutti, in città, ormai chiamano per nome."
Una volta al mese cambia qualcosa. Un vinilista che porta il suo vinile, un produttore di vermouth che racconta la sua cantina, un mixologist amico che reinventa il nostro banco per una sera.
Non promettiamo molto in anticipo. Seguici su Instagram per scoprirlo.
Selezione jazz e degustazione di tre vermouth artigianali.
Cinque produttori di Pigato della Riviera, tre piccoli piatti in abbinamento.
Apertura prolungata, due cocktail dedicati al solstizio d'estate.
Una sera, un banco diverso. Un menù di quattro drink fuori carta.